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Risorse psicologiche per l'emergenza coronavirus

Colloquio psicologico solidale

L'ordine degli psicologi nazionale ha ritenuto di mettere a disposizione della collettività, mediante un motore di ricerca nazionale e una azione di comunicazione, la rete degli Psicologi che sono disponibili ad effettuare interventi online (#psicologionline).

L'obiettivo è di offrire un colloquio a titolo gratuito di teleconsulto come gesto di solidarietà verso la popolazione.

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Cosa succede nel nostro cervello e nel nostro corpo in situazioni di emergenza.

La maggior parte dei miei clienti sa che, molto spesso, utilizzo la metafora del leone e della gazzella per spiegare in che modo funzioni lo schema della paura e dell'ansia.

Scenetta: La gazzella bruca la sua deliziosa erbetta, all'improvviso sente un rumore provenire da dietro un cespuglio, il suo cervello, che funziona benissimo (come il nostro) rilascia immediatamente adrenalina (non pensa, non ancora, passa all'azione, il messaggio è: "corri"), l'adrenalina raggiunge il cuore, che pulsa più velocemente, il respiro accelera e il sangue raggiunge gli arti per SCAPPARE. Molto semplicistico, mi rendo, conto ma utile per capire come reagiamo quando percepiamo un pericolo.

Siamo certamente e meravigliosamente molto più complessi della gazzella ma sapere che possiamo reagire NATURALMENTE al pericolo come lei o come un coniglietto che si immobilizza quando ha paura o come un altro leone che invece potrebbe reagire attaccando, ci può aiutare. Provo a spiegare meglio ciò che intendo.

piramide bisogni maslow

Questa piramide rappresenta la gerarchia dei bisogni su cui Maslow, psicologo statunitense del XX secolo, ha basato il modello motivazionale dello sviluppo umano.

La disposizione segue il criterio della priorità, alla base troviamo i bisogni più importanti, da soddisfare necessariamente prima di raggiungere quelli successivi.

I bisogni prioritari sono dunque quelli fisiologici legati alla sopravvivenza (per es. fame, sete, sonno e sessualità) e quelli legati alla sicurezza (sentirsi protetti e sereni). Una volta soddisfatti questi bisogni si può volgere lo sguardo verso il bisogno di appartenenza (creare legami, affiliazione) e di stima (assere accettati e apprezzati); infine il bisogno di autorealizzazione.

Questo modello teorico ci permette di vedere chiaramente quali bisogni possano emergere maggiormente in situazioni di emergenza e come si possa intervenire per compensare eventuali minacce alla nostra sicurezza personale (1).

Quando il nostro cervello percepisce un pericolo, comunica la minaccia a tutto il sistema, la PAURA trasmette questo messaggio e noi riconosciamo questa emozione dai segnali del nostro corpo: sudorazione, tachicardia, dolori addominali, tensioni muscolari, dilatazione pupillare, fiato corto; la reazione ovvero il comportamento conseguente può essere l'attacco, la fuga o la paralisi. Questi comportamenti sono volti a garantire la sopravvivenza nell'uomo e negli animali. Quindi la paura è un'emozione spiacevole ma evolutivamente significativa, quindi positiva, perché ci muove verso la soddisfazione del bisogno di sottrarci dal pericolo. Ha senso e se lo capisco posso intervenire migliorando eventualmente la risposta ovvero il comportamento.

Il punto è SAPERE RICONOSCERE LA PAURA quando arriva, NOMINARLA e intervenire per GESTIRLA e REGOLARLA.

Immaginiamo un termometro che misuri l'intensità dell'emozione, 0 = emozione assente, 10 = il massimo dell'intensità emotiva. Se riconosciamo la paura quando "misura" 3 o 4 o 5, possiamo intervenire con maggior efficacia, se invece non sappiamo riconoscerla o ci spaventiamo della paura stessa, tendenzialmente accade che l'emozione alzi il tiro, aumenti il volume, puntando a soddisfare il bisogno (per esempio ritrovare sicurezza); questo comporta la difficoltà di utilizzare le nostre capacità cognitive, di risoluzione di problemi, non riusciamo neppure a pensare; sembra come se il nostro cervello abbia spento tutte le luci; a volte il blackout emotivo interviene sulle aree sensoriali con sensazioni di ovattamento, formicolii, ecco di nuovo cosa si diceva sopra circa i segnali che il corpo ci manda quando troppa paura è in circolo.

Si genera un circolo vizioso. Dobbiamo quindi intervenire il prima possibile e prenderci cura di noi e delle nostre emozioni, cercando di individuarne il BISOGNO ALLA BASE e procedendo con strumenti in grado di auto-rassicurarci per esempio attraverso tecniche che intervengono

  • sul corpo e sul comportamento (rilassamento corporeo, training autogeno, meditazione, grounding, natura, hobbies...)

  • sulla mente - facciamo attenzione ai pensieri che affollano la nostra mente e che magari hanno innescato il circolo della paura/ansia (ci concentriamo su pensieri positivi, significativi, rassicuranti, utili)

Consideriamo CORPO, PENSIERI ed EMOZIONI come 3 dimensioni da tenere in equilibrio, se il volume di una di queste si alza possiamo spostarci sulle altre due e mantenerci in armonia. Regoliamo quindi il volume.

Possiamo intervenire nella regolazione anche cercando aiuto intorno a noi, rassicurazione dall'esterno, le persone con le quali abbiamo creato un legame possono aiutarci, rassicurandoci dall'esterno giusto quanto basta per riprendere quella quota di controllo e potere per ritrovare la lucidità, ovvero quando il volume, l'intensità dell'emozione scende a 1/2/3.

(1) Ecco a cosa mi riferivo sopra circa la possibilità di intervenire per compensare eventuali minacce alla nostra sicurezza personale: secondo livello della piramide – sapere di poter contare su qualcuno o di averlo fatto in passato, soddisfa i nostri bisogni affettivo-sociali ma soddisfa anche i bisogni di sicurezza e di protezione – primo livello della piramide.

Se la paura ostacola la nostra capacità di gestire la realtà e ci blocca nei confronti di determinate esperienze allora possiamo chiedere aiuto a un professionista che si occupi di tutto questo, lo psicoterapeuta ( maggiori informazioni).

Fonte immagine: https://condivido.online/blog/la-piramide-dei-bisogni-maslow/

Ritratto di Jessica Lamanna

Dott.ssa Jessica Lamanna

Psicologa, psicoterapeuta e sessuologa clinica attiva sul territorio di Alba (CN)

Responsabile e Referente in Interventi Assistiti con gli Animali (Pet Therapy) riconosciuta dal Centro di Referenza Nazionale IAA

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